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VATTENE AMORE

Non so da dove l’ho pescata, se mi sia rimasta in testa da qualche trasmissione televisiva, dalla casa di un vicino, se l’ho sentita in un bar prima che li chiudessero. Fatto sta che mi ha dato l’idea per un pezzo appartenente a quella rubrica tanto cara ai lettori di Zona 5 nella quale cercavo di spiegare il significato delle canzoni. Per di più so bene che Minghi ha rappresentato un momento importante nella formazione musicale di Gian, mentre Mietta (Daniela Miglietta all’anagrafe) è uno degli idoli di Mauro, come affermava lui stesso in un post intitolato “gian” del 24 marzo 2007 in Zona 5, dove leggiamo

“Amo una musica che va dal rock italiano triste a quello cantautorale a quello belga e quello indie. (tutto vero).”

Non possiamo che leggerla come una conferma da parte dell’interessato.

Veniamo però al pezzo e alla sua interpretazione. Riguardo il tema principale da capire c’è poco. Uno dei due dice all’altro di andarsene perché teme che l’amore lo deluda e si tramuti in qualcosa di scialbo o addirittura insostenibile. O magari che sia tutto un’illusione. Resta a mio avviso qualche dubbio sul fatto se questo timore si basi sui primi scricchiolii della coppia o se si tratti di una paura dovuta, per esempio, a una cocente delusione precedente. Ma chissenefrega.

Quello che più attira la nostra attenzione sono le immagini attraverso cui tutto questo ci viene comunicato. L’inizio è abbastanza chiaro… Si parla di perdere il sonno, che le loro vite non avranno più pace…finché ci viene detto: i treni e qualche ombrello, pure il giornale leggeremo male. I treni e gli ombrelli non erano male come immagine, ma poi mi aspettavo che andassero da qualche parte. O che ci fosse almeno un verbo che me li collocasse, o una similitudine. Detto così sembra che fossero le uniche parole che gli sono venute in mente in quel momento. Un mezzo di trasporto e un modo per ripararsi dalla pioggia. A caso. Come se fosse un saluto o un augurio. Tanti motoscafi e qualche impermeabile! Anche a te e famiglia! Più sensato il giornale: mi sentirò talmente a disagio che non riuscirò nemmeno a concentrarmi nella lettura. Credi di no.

Ci chiederemo come mai il mondo sa tutto di noi… Allora, Amedeo, per quel che ti riguarda stai sereno. Quando canti tu insieme a Mietta non si sente un cazzo. Quindi se il mondo sa tutto di voi la spia è di sicuro la tua cara Daniela da Taranto, che lo sbraita ai quattro venti. Credi di no. Ti consiglierei, anzi, qualche balletto in stile Mauro Repetto per dare un senso alla tua presenza lì di fianco.

Il ritornello è la dimostrazione che la mente umana si può abituare a tutto. Sicuramente la reazione di tutti al primo ascolto ai tempi di quel Sanremo di 30 anni fa fu piuttosto sorpresa e si sprecarono le battute, le parodie e tutto il ventaglio delle sciocchezze immaginabili. Ma poi piano piano ci si adeguò. Cioè, dopo un po’ era la canzone con quel ritornello che fa du du dadaddà, ma senza che questo fosse un grosso problema. Ragazzi, non scherziamo. Si sta parlando di un amore apparentemente tormentato, qualcosa che agita la vita di due persone, si sta prendendo una decisione…stiamo insieme, ci lasciamo…e questa arriva e mi dice magari ti chiamerò trottolino amoroso e duddù daddaddà. Ma sei scema? Ma perché? Tanto per cominciare neanche nell’intimità più gioiosa e in preda al rimbecillimento riesco a

immaginarmi un nomignolo come trottolino amoroso. Non solo perché ci vuole un quarto d’ora per dirlo, ma trottolino amoroso? E rotolino adiposo? Languorino insidioso? Pentolino oleoso? Ma Minghi l’hanno pagato per scrivere sta roba? E duddù daddaddà…cazzo è il trenino di capodanno? Aaaaah meo amigo Charlie Brown…duddù dadda ddadddàààààà. Uno può non sapere cosa metterci e inserire il lallare di un neonato nel testo? E non è che fosse rincoglionito dalla quarantena. Non ci sono giustificazioni. Avrei preferito un altro susseguirsi di parole senza senso. Che ne so? Sarai la mia età….di un giorno che va…avrebbe fatto schifo…ma duddù daddadddà…e guardate che un po’ anche voi vi siete abituati. Dite la verità! (di la verità…ci stava anche quello!)

Ma proseguiamo. Credi di no.

Il tuo nome sarà il nome di ogni città…ok, te la passo. Ma immaginatevi un gattino bagnato, e quindi incazzato che più che miagolare bestemmia in gattesco, di nome Amedeo Minghi. Che poi annaffiato sa proprio di volontario. Cioè tu il tuo piccolo Amedeo Minghi felino lo bagni con un innaffiatoio tutte le mattine e poi ti lamenti se quando canta è afono…sei bastarda, mandolina tediosa!

Ma un’immagine ancor più bella è un cartello di quelli verdi dell’autostrada con scritto “Mietta 27 km” e di fianco un cartellone pubblicitario con la scritta “Installazioni Amedeo”. Io trovo che sia il massimo del romanticismo. E allora tu “pam”! una testata.

Va beh, non voglio dilungarmi su altre immagini, neanche sul barbaro invasore e sul sorridente truffatore. Credi di no.

L’ultima immagine che voglio sottolineare in realtà è banale. Il fatto che mi suoni strana è solo colpa mia. A me “piccoli incidenti” fa pensare a quella barzelletta in cui un uomo arriva alla cassa di un supermercato con due macchinine in mano e la commessa gli chiede di pagarle, ma lui dice che le ha già pagate. E allora lei: – mi faccia vedere lo scontrino! E lui inscena un frontale tra le due macchinine. Ecco. Però io sì che sono rincoglionito dalla quarantena. Credi di no.

Se non ho capito male poi si butta dentro un “credi di no a cazzo” ogni tanto. Gli idrovolanti e qualche k-way a tutti!

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