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Piccole fatiche del fare l’admin oggi

Ovviamente se l’ho fatto è perché mi andava. Non mi illudevo, però, che fosse facile. Già non era facile quando eravamo prolifici. Ci sono stati tempi in cui, in due, mettevamo 10-12 articoli al mese in Zona5. E non sempre erano frutto di ispirazione che scaturiva come un vulcano da dentro. Poi credo che la fatica di avere idee sia stato il motivo per cui la frequentazione di Zona5 è piano piano scemata fino alla chiusura. Potrebbe essere che il fatto di aver formato delle famiglie sia un aspetto ancora più significativo, o l’avvento di canali di comunicazione di gruppo immediati come whatsapp.

Però un dubbio mi è sorto: all’epoca c’era una quotidianità di frequentazione umana e fisica tra di noi per la quale forse avere anche un canale etereo poteva risultare superfluo, per alcuni versi esagerato. Eppure funzionava, perché c’era una certa differenza tra ciò che eravamo fuori, in compagnia, in palestra, nelle gite fuori porta, ai concerti e ciò che eravamo in Zona5. Al punto che per un periodo eravamo diventati degli alter ego di noi stessi, con nomi fittizi che non si capiva più se fossero riferiti alle persone che camminavano in giro per il mondo o a quelle che esprimevano la loro opinione davanti al computer. Il fatto è che il tutto ci stava, si completava e si arricchiva. E non solo ci stava perché aveva un senso, ma ci stava anche fisicamente nelle nostre vite. Che non avessimo un cazzo da fare? Boh. Non mi sembrava. Comunque il dubbio che mi è venuto è che fosse proprio il sottofondo giusto per quel tempo delle nostre vite, la stanza delle necessità del nostro essere giovani, ma non troppo giovani. Eravamo noi il governo di noi stessi lì dentro. Addirittura a fine anno facevamo un discorso a reti unificate. E poi è venuto un tempo diverso, e per il tempo che verrà, chissà.

Oggi però, provare a scrivere ogni giorno per una settimana mi ha fatto tornare alla bellezza e alla fatica (qui esasperata dalla scadenza che mi ero dato) di avere qualcosa da dire a tutti voi.

La prima difficoltà è stata proprio che Admin, quello vero, era una fusione di due entità che si stimolavano e si completavano, si incoraggiavano e si stuzzicavano. Da solo è diverso. Anche perché scrivere non è come andare in bicicletta, che impari una volta e poi lo sai fare tutta la vita. Per scrivere ci vuole esercizio continuo, specie se come me non hai il dono. Il dono di scrivere bene ce l’ha l’altra metà di Admin, lui si che ti teneva attaccato alle parole, ti lasciava a bocca aperta, ti faceva sorridere e poi ti ribaltava sulla sedia.

E poi i temi. Per quanto dicevo prima un tempo c’era davvero tanto quotidiano da condividere, per esempio. Sabato avrei voluto scrivere qualcosa sulla partita di venerdì sera, ma ho riscontrato due problemi: il primo è che non c’è stata una partita venerdì sera, il secondo è che se ci fosse stata neanche l’avrei saputo, tanto sono lontano ormai da quel mondo. Sì, vero, di solito dei pezzi pallavolistici se ne occupava l’altra metà di Admin. E i pib? Piovosi o meno che fossero erano sempre un gran bello spunto. Oggi nessuno di noi fa più i pib. E comunque raccontavamo dei concerti, parlavamo del sonno, del cielo, del ketchup, della vita da postino, della ghiaia, di giorni flaccidi. Ci dilungavamo a raccontare la quotidianità filtrata dall’emozione. C’erano racconti di Mauro, che bellezza, poesie mie, c’era la capacità di passare giorni a distillare la bellezza del piccolo.

E poi c’erano le rubriche. Ma come farei ora a inventarmi dei lavori possibili, specie in questi giorni in cui anche quelli normali sembrano impossibili? I pezzi di metallo…beh, li curava Gian. La rubrica delle canzoni, quella l’ho sfruttata. Però le missioni culinarie? Mica posso chiamarla missione il rimpinzarmi che faccio in casa mia, alle Cascine…Eh sì, mi sa che quella quotidianità che vivevamo in realtà non ci rovinava la possibilità di comunicare altro via web, ma ci ispirava, ci accendeva di idee. Ed è chiaro che la vita da “Giovani coppie” è un po’ più mondana di quella da “giovani famiglie”…sì, sono certo che c’entra. Però forse basta andarci una volta al mese in un locale per capire che su una tovaglietta ci puoi scrivere un pensiero coinvolgente e anche un po’ poetico. E quando dico “su”, intendo tutti i “su” possibili, compreso “stando adagiato sopra”. Ma adesso, questo tempo scollegato, questa bolla temporale, non aiuta. Io ci ho provato e spero di avervi regalato almeno due minuti al giorno di lettura “diversa”. Ma se non sono stato particolarmente brillante cercate di capirmi. Quest’anno hanno sospeso il carnevale e non si trova in giro un coriandolo neanche a pagarlo oro. E se ci fosse, neanche ci sarebbe la dicitura “visita al coriandolo” sull’autocertificazione.

Long Hair Man

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