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La coccinella e il cuore

C’era una volta una coccinella di cera.
Anche se adesso non c’è più, perché si è sciolta.
Certo, così sembra che questo racconto sia già finito.
Ma anche le storie di cui si sa in anticipo il finale hanno il diritto di essere raccontate, non vi pare?
Dunque, c’era una volta una coccinella di cera
Se ne stava tranquilla sopra una mensola di un soggiorno.
Ogni settimana Paolina, la donna delle pulizie, la sollevava un attimo, spolverava sotto le sue zampette e poi la riponeva delicatamente.
La mensola era quella di un vecchio camino, che non veniva mai acceso.
Accanto alla coccinella c’era un cuore di creta, dipinto di giallo.
Lo aveva fatto Erika, una delle figlie che avevano abitato in quella casa. Ma Erika era ormai grande e il cuore era rimasto lì, come ricordo di quando era piccina.
Coccinella sembrava osservare Cuore.
Anzi, non gli toglieva mai gli occhi di dosso.
Cuore invece, non avendo gli occhi, non poteva osservarla. Anche lui, ogni settimana, veniva sollevato per un attimo da Paolina e poi veniva riappoggiato, non sempre con delicatezza.
Per tutte le persone che andavano e venivano da quella casa le cose andavano insomma più o meno come ho raccontato.
Per chi abitava quella casa le cose erano invece un pò diverse.
Per chi ci aveva vissuto e se n’era andato, ancora diverse.
Per Paolina erano diversissime.
Per il cuore e la coccinella, infine, più diverse non potevano essere.
Mi spiego.
La gente che passava per quella casa si divideva in due tipi: chi notava Coccinella e Cuore e chi proprio non ci faceva caso. Chi li notava non è che fosse più sensibile o attento degli altri. Più semplicemente era probabile che fosse maledettamente annoiato e girasse per casa interessandosi a qualsiasi cosa pur di distrarsi.
Per chi abitava in casa le cose erano differenti perché, per un motivo o per un altro, avevano deciso di appoggiare quegli oggetti sulla mensola. Per qualcuno, immagino la mamma, dovevano rappresentare un ricordo prezioso. Per qualcuno, immagino il babbo, rappresentavano qualcosa di cui aveva un vago ricordo (che in realtà non ricordava direttamente ma solo attraverso il racconto di sua moglie).
Per le figlie, che oramai non abitavano più in quella casa, erano oggetti del passato, ma in qualche modo li facevano sentire a casa quando tornavano a far visita ai genitori. Anche se non sempre era per loro una sensazione piacevole. Anzi per Erika Cuore era motivo di imbarazzo quando la mamma raccontava per la centesima volta di quella volta che lei, all’asilo….
Per Paolina erano solo una seccatura. Il cuore di creta si impolverava sempre, la coccinella poi era anche peggio. D’estate appena la cera si ammorbidiva un po’, diventava appiccicosa e si deformava.
Paolina si vendicava di quegli oggetti in diversi modi. A volte girava la coccinella di schiena. A volta sdraiava il cuore al contrario. A volte stringeva la coccinella tra pollice e medio fino a farla dimagrire e allungare. Una volta aveva persino scheggiato il cuore poggiandolo con poca delicatezza sulla superficie della mensola.
Infine c’erano loro due, Coccinella e Cuore, che qualcuno aveva deciso al posto loro che avrebbero passato la vita uno di fronte all’altro.
A differenza di Cuore però nessuno sapeva come Cocinella fosse finita su quella mensola.
Ora vi aspetterete che vi racconti come quegli oggetti in realtà avessero un’anima e una storia segreta che noi umani non possiamo conoscere. E che invece io vi saprei rivelare perché sto scrivendo questa storia. In realtà no, mi dispiace, non è affatto così. Io non so se Coccinella fosse felice di stare lì o se Cuore ricambiasse le sue attenzioni. Non so neppur se le dita di Paolina gli provocassero un solletico fastidioso ogni volta che li sollevava.
Quello che so è che le settimane in cui Coccinella era girata, Cuore sembrava di un giallo più spento.
Certo, forse ero io che volevo vederlo così.
L’altra cosa che so è che la sera in cui al babbo venne in mente di accendere il camino, la stanza si era riempita di fumo. Ma il babbo insistette e riprovò fino a quando non ci riuscì. E Coccinella, dopo due ore di fuoco vivo sotto di lei, si era sciolta e, per la prima volta, aveva toccato Cuore giallo, che si era quindi appiccicato alla mensola.
Ricordo anche che quella sera mi stavo annoiando molto, come spesso succedeva quando andavamo a cena in quella casa. E così mi sono avvicinato al camino. Ho visto la scena e non ho detto niente.
Non so se Paolina il giorno dopo, contenta, abbia raschiato con una spatola quello che era restato della cera sciolta.
Non so neppure se qualcuno, a parte lei, si sia mai accorto di cosa fosse successo. Il fatto è che quando i miei genitori vanno a trovare i loro amici io non so mai cosa fare.
E così faccio amicizia con le cose.
L’altra cosa che so è che Cuore e Coccinella sciolta quella sera sono finiti nella mia tasca.
E che adesso sono in camera mia e a me sembrano felici.

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