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diario poesia

A Gian

Tratti vichinghi, tinti d’acquarello,

sul cuor di metallo la barba scura,

da un dì senza anima distilla il bello

quando un prodigio di luce cattura.

Con uno sguardo fa di te un fratello,

d’ogni tristezza il suo sorriso è cura,

per lui di birra versiamo un ruscello

e in alto i corni per vincer l’arsura.

C’è un giorno, nei ricordi, dove inizia

quel tempo della vita condiviso,


da allora lui ci coccola e ci vizia;

cresciamo, ma rimane la fortuna,

pensandoci ci illuminiamo in viso,

che Gian brinda con noi all’amicizia.

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