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poesia

Fine dell’inverno 2020

Nel cortile risuonano
i salti del pallone,
che poi fugge al di là della ringhiera. Guance rosse e labbra in fuori
per chiedere al vecchio signore. Sorride.
Ripensa a bambini in bianco e nero, in prati nascosti dalla guerra.

Una corsa a chi arriva primo, una risata bella e piccola
e una vittoria in regalo;
e poi un ginocchio sbucciato e due lacrime dolci.

E girare di ruote gonfiate di fresco che si erano addormentate
al riparo dall’inverno.
Spingi sui pedali,

non sai se sudare o aver freddo.

Pochi aerei
hanno disegnato una scacchiera
con il rosa e l’azzurro del cielo,
che pare aver voglia di una canzone diversa. E ti viene da fischiettarla con lui,

lì fuori, su questo inverno
che sembra sapere, anche quest’anno, che è il momento di salutare.

Poi una sirena.

E in un secondo siamo tornati qui. Ingabbiati nel nostro torace, carico di nera angoscia oleosa sulle nostre ali bianche di pianto. Siamo tornati

consapevoli di questo tempo
surreale e freddo come un incubo sudato, vero come una sentenza,
lungo come un rosario.

Nostro, come lo può essere una disgrazia. (16. Luna degli accecati dalla neve. 2020)

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