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Lorca 1
Lorca 2
Romancero gitano
Romance de la luna luna
Romance sonámbulo

Mi scuso…nell’audio ho parlato di “setaccio”, che è la traduzione di pandero, ma in questo caso sicuramente si riferisce al tamburello tipico della musica flamenca…

Romance de la luna luna

La luna vino a la fragua
con su polisón de nardos.
El niño la mira mira.
El niño la está mirando.

En el aire conmovido
mueve la luna sus brazos
y enseña, lúbrica y pura,
sus senos de duro estaño.

Huye luna, luna, luna.
Si vinieran los gitanos,
harían con tu corazón
collares y anillos blancos.

Niño déjame que baile.
Cuando vengan los gitanos,
te encontrarán sobre el yunque
con los ojillos cerrados.


Huye luna, luna, luna,
que ya siento sus caballos.
Niño déjame, no pises,
mi blancor almidonado.

El jinete se acercaba
tocando el tambor del llano.
Dentro de la fragua el niño,
tiene los ojos cerrados.

Por el olivar venían,
bronce y sueño, los gitanos.
Las cabezas levantadas
y los ojos entornados.

¡Cómo canta la zumaya,
ay como canta en el árbol!
Por el cielo va la luna
con el niño de la mano.

Dentro de la fragua lloran,
dando gritos, los gitanos.
El aire la vela, vela.
el aire la está velando.

Romance de la luna luna – Federico García Lorca

La luna venne alla fucina
col suo sellino di nardi.
Il bambino la guarda, guarda.
Il bambino la sta guardando.

Nell’aria commossa
la luna muove le sue braccia
e mostra, lubrica e pura,
i suoi seni di stagno duro.

Fuggi luna, luna, luna.
Se venissero i gitani
farebbero col tuo cuore
collane e bianchi anelli.

Bambino, lasciami ballare.
Quando verranno i gitani,
ti troveranno sull’incudine
con gli occhietti chiusi.

Fuggi, luna, luna, luna
che già sento i loro cavalli.
Bambino lasciami, non calpestare
il mio biancore inamidato.

Il cavaliere si avvicina
suonando il tamburo del piano.
Nella fucina il bambino
ha gli occhi chiusi.

Per l’uliveto venivano,
bronzo e sogno, i gitani.
le teste alzate
e gli occhi socchiusi.

Come canta l’allocco,
ah, come canta sull’albero!
Nel cielo va luna
con un bimbo per mano.

Nella fucina piangono,
gridano, i gitani.
Il vento la veglia, veglia.
Il vento la sta vegliando.

Romance Sonámbulo

Verde que te quiero verde.
Verde viento. Verdes ramas.
El barco sobre la mar
y el caballo en la montaña.
Con la sombra en la cintura
ella sueña en su baranda,
verde carne, pelo verde,
con ojos de fría plata.
Verde que te quiero verde.
Bajo la luna gitana,
las cosas la están mirando
y ella no puede mirarlas.

Verde que te quiero verde.
Grandes estrellas de escarcha,
vienen con el pez de sombra
que abre el camino del alba.
La higuera frota su viento
con la lija de sus ramas,
y el monte, gato garduño,
eriza sus pitas agrias.
¿Pero quién vendrá? ¿Y por dónde?
Ella sigue en su baranda,
verde carne, pelo verde,
soñando en la mar amarga.

–Compadre, quiero cambiar
mi caballo por su casa,
mi montura por su espejo,
mi cuchillo por su manta.
Compadre, vengo sangrando,
desde los puertos de Cabra.
–Si yo pudiera, mocito,
este trato se cerraba.
Pero yo ya no soy yo,
ni mi casa es ya mi casa.
–Compadre, quiero morir,
decentemente en mi cama.
De acero, si puede ser,
con las sábanas de holanda.
¿No ves la herida que tengo
desde el pecho a la garganta?
–Trescientas rosas morenas
lleva tu pechera blanca.
Tu sangre rezuma y huele
alrededor de tu faja.
Pero yo ya no soy yo,
ni mi casa es ya mi casa.
–Dejadme subir al menos
hasta las altas barandas,
¡dejadme subir!, dejadme
hasta las verdes barandas.
Barandales de la luna
por donde retumba el agua.
Ya suben los dos compadres
hacia las altas barandas.
Dejando un rastro de sangre.
Dejando un rastro de lágrimas.
Temblaban en los tejados
farolillos de hojalata.
Mil panderos de cristal
herían la madrugada.

Verde que te quiero verde,
verde viento, verdes ramas.
Los dos compadres subieron.
El largo viento dejaba
en la boca un raro gusto
de hiel, de menta y de albahaca.
–¡Compadre! ¿Dónde está, dime?
¿Dónde está tu niña amarga?
¡Cuántas veces te esperó!
¡Cuántas veces te esperara,
cara fresca, negro pelo,
en esta verde baranda!

Sobre el rostro del aljibe
se mecía la gitana.
Verde carne, pelo verde,
con ojos de fría plata.
Un carámbano de luna
la sostiene sobre el agua.
La noche se puso íntima
como una pequeña plaza.
Guardias civiles borrachos
en la puerta golpeaban. Verde que te quiero verde,
verde viento, verdes ramas.
El barco sobre la mar.
Y el caballo en la montaña.

Romance sonámbulo

Verde che ti voglio verde.
Verde vento. Verdi rami.
La nave sul mare
e il cavallo sulla montagna.
Con l’ombra alla vita
ella sogna alla sua balaustra,
verde carne, chioma verde,
con occhi d’argento gelato.
Verde que te quiero verde.
Sotto la luna gitana,
le cose la stanno guardando
ed ella non può guardarle.

Verde che ti voglio verde.
Grandi stelle di brina
vengono col pesce d’ombra
che apre la strada dell’alba.
Il fico sfrega il suo vento
con lo smeriglio dei suoi rami,
e il monte, gatto sornione,
arriccia le sue agavi acri.
Ma, chi verrà? e da dove?…
Ella sempre alla sua balaustra,
verde carne, chioma verde,
sognando l’amaro mare.

– Compare, vorrei scambiare
il mio cavallo con la tua casa,
la mia sella col tuo specchio,
il mio coltello con la tua coperta.
Compare, arrivo insanguinato
dai valichi di Cabra.
– Se potessi, caro amico,
il cambio sarebbe già fatto.
Ma io non sono più io,
né la mia casa è più la mia casa.
– Compare, voglio morire
decorosamente nel mio letto.
Molle d’acciaio, se è possibile,
con le lenzuola d’Olanda.
Non vedi questa ferita
dal petto alla gola?
– Trecento rose brune
sulla tua camicia bianca.
Il tuo sangue gocciola e odora
alla fascia della tua cintura.
Ma io non sono più io,
né la mia casa è più la mia casa.
– Lascia almeno che salga
fino alle alte balaustre;
lascia che salga, lascia,
alle verdi balaustre.
Colonnine della luna
per dove rimbomba l’acqua.

Salgono i due compari
alle alte balaustre.
Lasciando una traccia di sangue.
Lasciando una traccia di lacrime.
Tremavano sui tetti
lanternine di latta.
Mille tamburelli di vetro
ferivano le luci dell’alba.

Verde que te quiero verde,
verde vento, verdi rami.
I due compari salirono.
Il lungo vento lasciava
in bocca uno strano sapore
di fiele, di menta e basilico.
– Dove sta, dimmi, compare!
Dove, la tua ragazza amara?
– Quante volte t’ha aspettato!
Quante volte t’aspettò,
viso fresco, nera chioma,
a questo verde balcone!

Sulla faccia della cisterna
la gitana si dondolava.
Verde carne, chioma verde
con occhi d’argento gelato.
Un ghiacciolo di luna
la sorregge sull’acqua.
La notte si fece intima
come una piccola piazza.
Guardie civili ubriache
alla porta bussarono.
Verde que te quiero verde.
Verde vento. Verdi rami.
La nave sul mare.
E il cavallo sulla montagna.

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foto quarantena

SPERANZA

Finirà anche la notte più buia e sorgerà il sole (Victor Hugo)

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raccontini brevi

Dialoghi in 40ena

UN DIALOGO TRA SALE E PEPE

Ehi Sal, hai mai provato a volare?
No Pep, lo sai, io al massimo nuoto.
Ma a nuotare sono capaci tutti.
Ma io sono capace di rilassarmi, tanto che mi sciolgo.
Ah che romantico sei, Sal.
No, no davvero!
Quindi non sai volare…
Beh no, perché tu sì?
Io sì.
E come fai?
Il trucco è avvicinarsi al naso dei giganti
Al naso?
Sì, poi succede tutto da sé.
Loro ti fanno entrare dentro e poi ti sparano in aria a tutta velocità.
Davvero?
Sì è una cosa pazzesca. Dovresti provare!
Certo Pep che ami proprio la vita spericolata!
Mah, non sempre, a volte si scende a volte sì…sale.
Ahahah sei una sagoma Pep, come farei senza di te?

UNA LITE TRA OLIO E ACETO

Ciao Oliver, oggi mi sento un pò triste.
Che ti succede Ace?
Ho molta nostalgia di quando ero una mela.
Dai Ace, non puoi pensare sempre al passato se no diventi acido.
Sì lo so, e pensare che ero così dolce un tempo…
Io non rimpiango i tempi che ero un oliva sai?
Davvero? E come fai?
Non so, era come se avessi dentro qualcosa di duro.
Ora mi sento molto più sciolto.
Sì fin troppo
Che cosa vuoi dire?
Che sei fin troppo molle.
Ma grazie! inizio a rimpiangere anche io di non averti conosciuto quando eri una mela.
Oh finalmente un po’ di ironia. Sei così untuoso a volte.
Senti chiudiamola qua. Se no finisce a brutte parole
Eh già e poi le tue orecchie extra vergini chissà …
Si pigliano più mosche con un cucchiaio di miele che con una botte d’aceto.
Beh allora zitto e mosca…
Antipatico…
Viscido…

UN DIALOGO TRA MIELE E ZUCCHERO DI CANNA

Ehi Mile, hai sentito che tra poco saremo fuori moda?
No! Perché? Cosa è successo?
È arrivata sua maestà…la stevia.
Ma figurati, stevia dei miei stivali!
Mai visto del miele con gli stivali
È un modo di dire, se solo avessi un po’ di sale in zucca
Non distingui una zucca da uno zucchero!
Intendevo dire che… beh lasciamo perdere.
Io non lascio perdere, se no la Stevia ci rimpiazza
Ma di cosa hai paura?
Ho sentito uno dei giganti che diceva:
«Da domani.. stevia, che ogni ansia di pancia allevia, puoi mangiarne a volontà senza timore di ingrassar»
Ma che idiozia…lo sanno tutti che il miele non ingrassa.
In effetti tu hai una forma invidiabile, Mile
Senti Zuc, ma il fatto che sei di canna ti ha forse dato qualche problema di concentrazione?

UN DIALOGO TRA KETCHUP E MAIONESE

Maya, sta arrivando il gigantino!
Wow allora oggi facciamo festa! Lui ci mescola sempre!
Ho una voglia di imbiancarmi tutto…
Ehi Ketch, ma come sei piccantino oggi!
Non sai quanto, Maya! È da lunedì che ti guardo e vorrei un pò del tuo limone
Sei diventato tutto rosso, ti piaccio tanto?
Quando sono con te, la paprika salta fuori dalla salsa e lotta con le cipolle
Ahahaha… esagerato. Secondo te ci sdraieremo su un hamburger?
Naaa, oggi ci arrotoleremo su un würstel!
Wow! Sai che sento le mie uova strapazzarsi solo al pensiero?
Maya, te lo chiedo adesso, mi vuoi sposare?
Ketch! Te l’ho già detto in tutte le salse.
Io non posso sposarmi in rosa.

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diario

25 aprile 2020

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Revival

Tutti in una classe

Buongiorno ragazzi. Seduti, seduti. Innanzitutto complimentoni al genio che ha imbrattato i gradini all’ingresso della scuola con quell’enorme scritta “devi vincere”. Chiara tu ne sai niente? Dici di no, eh? Come perché accuso te? Colpa d’Alfredo, che mi ha detto che con le bombolette spray sei un’artista. Eh va beh, prima o poi lo uccidi…bisogna pensarci prima di fare certe cose. Va beh, facciamo l’appello. Marco. Se n’è andato? Non era sul treno delle sette e mezza stamattina? Laura tu che ci fai il viaggio insieme…ah. Laura non c’è. Va beh. Luca. Assente anche oggi? Mi sa che sta ancora in un brutto giro quel ragazzo. Ne sai niente tu, Silvia? Silvia, lo sai? Niente…va beh lasciamo perdere l’appello che ho già visto che oggi è una catastrofe. Qualcuno vuole farsi interrogare? Margherita piantala con quelle tempere! Ho capito che ami i colori, ma io non posso stare fermo con le mani nelle mani a guardarti mentre sporchi tutta l’aula! Chiamo io? Dai chi è il volontario di oggi? Non è Francesca? Nino? Un po’ di coraggio, dai! Tredici anni e il cuore pieno di paura… GIANNA! Metti via quel coccodrillo! Allora non si offre nessuno? Oh, brava Giulia! Vieni. Allora, scrivilo sui muri…ehm, sulla lavagna. Sulla lavagna sulla lavagna, mi sono sbagliato Margherita! Non è che lei può e tu no…Margherita basta! Costruiscimi un silenzio che nessuno ha mai sentito, per favore. Allora, Giulia molto bene, vai a posto. Scriviamo la data: 21 marzo. SARA, svegliati! Alice piantala di guardare i gatti fuori dalla finestra! GIANNA! Non indossavi un maglione con un maiale che sventolava la bandiera inglese un attimo fa? Che fine ha fatto? Beh, cercalo! Come no? Sbrigati! Cerca il tuo Pig-maglione! Comincio a dettare, eh! Andrea, ti sei perso? Sveglia Andrea! China quel tuo profilo francese e posa i tuoi occhi di bosco sul foglio! Forza! Morgana, stai benissimo col cappello a punta e la bacchetta, ma puoi togliertelo e prendere la penna adesso? Marinella com’è possibile? Hai già gli occhi stanchi alle otto del mattino! SARA, sveglia! Dai Marinella! Toc, toc! Sto bussando alla tua porta! E tu! Toglile le mani dai fianchi! Linda ti sembra il momento di ballare? Va beh, Margherita è contenta! Margherita è sempre contenta quando qualcuno fa casino… Pippo, che acciderbolina fai? Valentina! Siamo alle solite. Il tempo non fa il suo dovere, e a volte peggiora le cose. E non dirmi che poi mi dilungo spesso su un solo argomento. Non è vero. Hey Joe? Dove stai andando con quella pistola in mano? GIANNA! CHE CI FAI COL NASO NELLA CARTELLA DI PIERO? No, Piero non spararle! Cosa annusi? Non c’è nessun tartufo! Agnese piantala di mangiare cioccolata! Ne hai il viso pieno, sei dello stesso colore del fondente! Sfido che poi dicono che sei dolce…Che puzza! Qualcuno ha pestato qualcosa per strada? Sally, lo sapevo. Cammini sempre senza nemmeno guardare per terra… GIANNA! Ma dove vai? Vieni qua! Ma che fai? Dove vai? Con chi ce l’hai?Vieni qua, ma che fai?
Dove vai, con chi ce l’hai? Di chi sei, ma che vuoi?
Dove vai, con chi ce l’hai? Butta là, vieni qua,
chi la prende e a chi la da!Dove sei, dove stai?
Fatti sempre i fatti tuoi!Di chi sei, ma che vuoi?
Il dottore non c’e’ mai!Non c’e’ mai! Non c’e’ mai!
Tu non prendi se non dai! Vieni qua, ma che fai?
Dove vai, con chi ce l’hai? Butta là, vieni qua,
chi la prende e a chi la da!Dove sei, dove stai?
Fatti sempre i fatti tuoi!Di chi sei, ma che vuoi?
Il dottore non c’è mai!Non c’è mai! Non c’è mai!
Tu non prendi se non dai! Vieni qua, ma che fai?

Da Zona cinque 15 febbraio 2010

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foto quarantena

Arcobaleno

Si dice che un arcobaleno nasca nel punto in cui è stato nascosto un tesoro.

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performance

Banale

Mentre ascolto penso: certo che Cere me le fai davvero fare tutte….ecco la sfida. Stavolta mi sa che è proprio con la “G”

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raccontini brevi

Farfalle

Lassù c’era come un enorme tappeto volante di farfalle.
Il cielo era quasi completamente coperto. La maggior parte era bianca.
I raggi del sole filtravano attraverso le ali come di solito fanno con le nuvole. Guardarle faceva male agli occhi.
Mattia, non aveva idea di come fossero arrivate tutte assieme, così all’improvviso.
Era in piazza, da solo, a giocare a pallone contro il muretto del cimitero.
L’eco dei suoi calci, nella piazza vuota del primo pomeriggio, era un momento prezioso.
Era stato tra i primi, o forse proprio il primo ad accorgersi delle farfalle ed ed era rimasto immobile a guardarle, con la bocca aperta e la gola secca.
Era uno spettacolo meraviglioso, ma anche un po’ pauroso.
In pochissimo tempo però la piazza si era riempita di gente.
Mattia fu spintonato da centinaia di gambe, alte quanto lui.
Aveva circa quattro anni e gli adulti, quando hanno la testa in aria, non si accorgono di chi sta sotto.
Le farfalle sfioravano i tetti delle case. Sembravano di fretta, come di passaggio verso altre terre.
Appena sopra la testa di Mattia si formò una fitta rete di voci.
«Stanno scappando da qualcosa!».
«Ci avvertono di una minaccia!»
«È il clima che è impazzito!»
«Sono state le piogge di Maggio!»
Un prete si era affacciato sul sagrato. Molti si erano voltati nella sua direzione.
Anche Mattia si era girato di riflesso e lo aveva visto solo per un attimo mentre si faceva il segno della croce.
Poi decine di persone si erano messe tra lui e qualsiasi cosa potesse vedere.
«Che Dio ci protegga!»
«Dio ci ha mandato tanta bellezza… dovremmo ringraziarlo invece…»
«Dio non c’entra niente!»
Mattia ascoltava tutto, anche se non capiva. Il fatto che neppure i grandi fossero d’accordo tra loro non lo faceva stare bene.
‘Le farfalle di solito volano senza fare rumore’ pensò.
Invece quel giorno sentiva chiaramente che le migliaia di ali producevano un rumore di fondo costante, che ovattava anche tutte quelle frasi difficili.
Poi un uomo estrasse un cellulare e lo puntò verso il cielo. Come un’epidemia tutti gli adulti estrassero dalle tasche i loro smartphone e li sollevarono. Mattia era là sotto. Nel sottobosco di cellulari, che stava sotto lo sciame di farfalle, che stava sotto il cielo.
Mattia cercò di mettersi in punta dei piedi,di spostare la testa, ma non riusciva più a vedere le farfalle.
Provò allora a farsi largo tra quella selva di gambe e dirigersi verso i gradini della chiesa.
Ma anche lì era ormai pieno di adulti con le braccia alzate e i telefoni in mano.
Ai lati della piazza le donne più anziane, alcune con la testa bassa e altre con una mano raggrinzita come visiera. Loro non dicevano niente.
Mattia a fatica riuscì a sgattaiolare fuori dalla folla, salì di corsa la scala esterna di casa sua e raggiunse il terrazzino, che dava sulla piazza.
Per un attimo si ritrovò da solo.
Con un lenzuolo bianchissimo sospeso sopra di lui e, sotto, un mare di braccia levate che ondeggiavano come un mare increspato.
Le voci, invece, non arrivavano fino al terrazzo
Piano piano il fiato grosso della corsa rallentò e Mattia si mise a gambe incrociate.
Sua mamma uscì sul terrazzino e lo abbracciò alle spalle.
«Hai visto che meraviglia Mattia?»
E Mattia lì, sospeso tra la terra e il cielo, si sentì felice.

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diario

creattività

In tempi di quarantena o ottantena ancora non si sa, quello che vince su tutto è la creatività. Solo un esempio di quello che si può fare quando dal tempo e dalla passione ti lasci guidare.

Categorie
performance

I bambini della nanna

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